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martedì 9 febbraio 2016

Il fascino della terza categoria


La terza categoria é l'ultimo livello del calcio italiano, il meno prestigioso, il meno talentuoso, il meno pubblicizzato. Ma a suo modo ha il fascino del calcio di una volta, un calcio semplice, con pochi mezzi, senza fronzoli, in cui in campo si può vedere davvero di tutto, dall'ex calciatore di alto livello imbolsito, all'arbitro aggressivo che attacca i calciatori verbalmente e a cui piace fare il protagonista, rischio di risse varie altissimo, livello di gioco modesto, divertimento alle stelle. 

Fino ad ora non avevo mai seguito da vicino un campionato di così basso livello, anche se posso "vantarmi" di aver visto partite di ogni categoria, dalla A fino alla più infima delle categorie, appunto la terza. Sfortunatamente la squadra della mia città è fallita durante l'estate e ha perso il titolo di Promozione difeso strenuamente con successo fino all'ultima giornata di campionato. Questa che racconto è la storia di come ripartendo dal basso in una provincia dimenticata da Dio,  si può creare nuovo entusiasmo, voglia di fare e fondamentalmente voglia di divertirsi con passione. Come dicevo precedentemente, dopo il fallimento per poche migliaia di euro di debiti con qualche giocatore ed allenatore del passato, in città c'era un certo scoramento. Niente più squadra, stadio in condizioni pietose, nessun campionato di livello da disputare. Eppure una piccola cittadina di 23000 abitanti, a metà degli anni '90 ha calcato i palcoscenici ben più importanti della serie D nazionale che un tempo era una delle categorie più belle da seguire, con giocatori veri di un certo livello. Dalla serie D in poi c'è stato un sali scendi continuo che dalla D ci ha portati a volte alle stalle, a volte alle stelle dell'Eccellenza, fino a un paio di anni fa. Oggi il crollo definitivo in terza. 

La terza è quel campionato dove si possono fare quattro sostituzioni e nel quale dopo la terza c'è chi tra il pubblico, all'annuncio della quarta sostituzione, comincia a gridare all'allenatore di stare per perdere la partita a tavolino. é quel campionato in cui una squadra fa ricorso perché ad un'avversaria diretta per il campionato è stata rinviata una partita, secondo loro in maniera sospetta. é anche quel campionato in cui un arbitro punta un giocatore troppo brontolone, gli va incontro e gli grida in faccia : "Mi hai rotto il c..., stai sempre a protestare..." senza tirare fuori neanche il cartellino. é quel campionato in cui una squadra trova il proprio campo occupato da una partita amatoriale e perde la sua a tavolino per 3-0. 

Può succedere davvero di tutto ogni settimana, cose che in campionati più importanti non succederanno mai. All'inizio ero molto scettico sulla categoria, dopo qualche mese non posso fare a meno di seguire tutte le partite. In città si è organizzata una bella squadra, forte e competitiva per la categoria, con tutti ragazzi del posto, chi più chi meno ha già buttato il proprio talento alle ortiche. Un capitano di 48 anni che corre il doppio di tanti giovani, ha più grinta di loro e gioca ancora infinitamente bene al calcio di molti.  Si è organizzata nuovamente una tifoseria numerosa e chiassosa e tutte le domeniche si va, spesso a vincere ovunque. Lo stadio, sempre fatiscente, e con le due curve inagibili si è riempito di nuovo, c'è grande entusiasmo, i tifosi raccolgono contributi per organizzare coreografie e l'ingresso è assolutamente gratuito.

Questo è solo un esempio di come si possa ricreare qualcosa di bello ed entusiasmante partendo davvero dal nulla, una città intera che segue le gesta di una piccola squadra di terza categoria e che se ne frega di Serie A, Champions League e pay tv varie. é questo il calcio che amiamo. 

giovedì 21 gennaio 2016

La responsabilità sociale di Sarri


Che bella l'Italia quando succedono questi episodi! Come sempre tutti si sentono in diritto di dire la propria sull'insulto sessista di Sarri a Mancini, perché non dovrei farlo io? 

E parto da una premessa semplice: Sarri, come tutti gli allenatori ed i calciatori di Serie A e serie inferiori, in quanto facenti parte di una categoria con molta visibilità e molti privilegi, dovrebbero almeno rendersi conto di avere una responsabilità sociale, almeno verso i più piccoli, ai quali dovrebbero dare un esempio, che possibilmente dovrebbe essere positivo. Se si accetta il fatto che un allenatore strapagato sdogani le parole "frocio" e "finocchio", allora siamo vicini alla fine, vicini al tutto è concesso perché alleno una squadra di calcio. 
E invece non è per niente così, questi personaggi hanno una responsabilità verso la società, perché, oltre a venir pagati per allenare, nel loro compenso rientra anche questo, la responsabilità, il reggere alle pressioni (anche in caso di sconfitta, cosa che, a Sarri purtroppo è mancata) e la sportività. Che Sarri intenda insultare un'altra qualsiasi persona dandogli del "frocio" e intendendolo proprio come un insulto alla persona, è un problema suo e della sua ignoranza, di cui purtroppo la maggior parte degli italiani soffre. 
Diciamo la verità, il problema non è Sarri in se, ma quello che rappresenta, cioè quella parte di Italia che non accetta ancora la sessualità degli altri con serenità, ma che in loro ne vede inspiegabilmente una minaccia. Io sono per la libertà assoluta, essendo etero, perché mi dovrei preoccupare o sentirmi minacciato dai gay? Ognuno ha la libertà di praticare e vivere la propria sessualità liberamente, non danneggia di certo nessuno. Ma questa convinzione nel non accettare l'altro è radicata nel nostro paese, purtroppo. Oltre al signor Sarri, tutti i giorni si sentono frasi di scherno e insulti del genere, quindi , ripeto, il problema non è Sarri in se, ma il fatto che in Italia ci si trovi nel 2016 in questo stato medievale del pensiero. 
Poi non si può discutere di questo in ambito calcistico, perché Sarri rappresenta una squadra di calcio e qui subentra il tifo, che annebbia il cervello di molti, che sparano sentenze credendo che si tratti di un tentativo di destabilizzare il Napoli, quando è evidente che Sarri si è destabilizzato da solo, prima con gli insulti in campo, poi con le scuse patetiche di fine partita, in una conferenza stampa grottesca e di bassissimo livello. Quando si discute di queste tematiche, il tifo dovrebbe essere lasciato fuori, e invece predomina, come purtroppo in Italia accade da sempre. Si toccano i temi seri e nessuno dice niente, tocchi una squadra di calcio, apriti cielo!
Altra cosa grave è l'invocare il silenzio sulle cose di campo. Sponsorizziamo l'omertà, bene. Certamente uno con quel lauto stipendio che ha, un professionista deve anche tener segrete le cose che accadono in campo. Che grande spot per il calcio, uno sport dove nessuno può essere quello che è, deve nascondersi e far sembrare tutto "normale". Tutto sereno. Bello schifo.
Quindi anche questa volta in Italia, si perderà l'occasione per discutere seriamente di questo problema, l'omosessualità resterà un tabù come lo è sempre stato, tutti si sentiranno in diritto di insultare in quel modo le persone, e oltre al calcio, che come sempre ne esce sconfitto, ne uscirà sconfitta l'Italia intera. C'est la vie, c'est l'Italie. 

giovedì 24 dicembre 2015

Siamo tutti Marco Giampaolo


A chi non è capitato di non veder riconosciuti i propri meriti? Prima o poi accade a tutti, a chi più a chi meno, a chi per un solo episodio, ad altri per una vita intera. Per questo oggi, giorno della Vigilia di Natale grido: Siamo tutti Marco Giampaolo! Sì perché mi sembra che si abbia difficoltà in generale, mezzi di comunicazione in primis, a dare i meriti a chi ne ha, e cioè all'allenatore che allena forse uno degli organici più modesti della serie A, ma che è stato capace di raccogliere bene 27 punti in campionato, uno in meno del Milan, solo cinque in meno della Juve finalista di Champions. Quando si parla di Empoli mi sembra che si parli di tutto, meno che di chi la guida. Avrà qualche merito quest'uomo? Perché l'anno scorso era l'Empoli di Sarri e quest'anno è solo l'Empoli? Nulla contro Sarri, che si sta rivelando tecnico capace anche ad altitudini diverse, ma un anno fa si parlava di un Empoli dei miracoli che aveva molti punti in meno dell'attuale, di un allenatore in rampa di lancio verso una big, di un gioco spumeggiante e spettacolare. Oggi Giampaolo viene ricordato poco, non viene celebrato, nessuno lo proclama eroe nazionale. Forse non ha un buon procuratore? Forse è modesto lui? Non ha il cosiddetto phisique du role? A me sembra anche decisamente più bello di Sarri, più presentabile esteticamente...
Scherzi a parte l'Empoli gioca benissimo, ha un'organizzazione invidiabile, un'ottima difesa, un Saponara strepitoso, un Maccarone ancora sugli scudi, gente che lotta, in casa e fuori. Ieri la Serie A Tim pubblicava un post sui segreti dell'Empoli, senza mai nominare l'allenatore. Sarà un segreto anche quello... 
Insomma in tutti i campi c'è chi gode di fama e pubblicità e chi deve trovarsi la strada da solo, lavorando con serenità e discrezione. Marco Giampaolo sarà uno di questi, speriamo che prima di giugno qualcuno si accorga di questo tecnico, capace e modesto allo stesso tempo. Monitorerò la situazione. Intanto: 

BUON NATALE A TUTTI!

martedì 27 ottobre 2015

Scontro Marquez-Rossi: siamo tutti un po' faziosi


Premetto che non sono un esperto di motociclismo. L'ho sempre seguito, anche e soprattutto grazie a Valentino Rossi, ma non posso giudicare l'incidente da un punto di vista tecnico, non so attribuire le colpe al 100%, anche se il calcetto di Vale a Marquez sembra piuttosto evidente. Principalmente credo che stare lì in moto e stare sul divano a guardare la gara, è decisamente diverso, ovvio che se uno dall'inizio ti si incolla e ti molesta per tutta la gara, può anche venirti il nervosismo e quindi decidi che lo vuoi vedere rotolare per terra. Chi sono io per giudicare questi comportamenti quando mi danno fastidio quegli automobilisti che ti si attaccano dietro e ti tallonano da vicino quando in una via normale non ce ne sarebbe assolutamente il bisogno? Quante volte, ho pensato (senza mai farlo) di inchiodare la macchina e farmi tamponare per riscuotere dall'assicurazione? Ovvio che questa frenata improvvisa corrisponde al calcetto di Rossi, se lo avessi fatto. Quindi tra il pensare e il fare ci passa molto, ma in questo caso Valentino ha fatto, anche se lui dice di no, quindi bisognerà pur dargli credito. Insomma, dare un calcio ad uno in moto lo trovo sbagliato, però la psicologia non è così semplice da decifrare, se non si è in quella situazione non si può giudicare nella stessa misura di quando si è seduti sul divano. Però di certo ho scoperto con questa vicenda che la faziosità esiste in tutti gli sport e più in generale in tutti gli ambiti della nostra vita. Se il calcetto lo avesse dato Marquez a Rossi apriti cielo! Lo avremmo voluto crocifiggere all'istante, mentre adesso si cerca in qualche modo di trovare una spiegazione, un appiglio, screditare Marquez, screditare Lorenzo o chi più ne ha più ne metta. Di certo Rossi, esponendosi come ha fatto in conferenza stampa, denunciando il complotto, non ha particolarmente ammorbidito gli animi, anzi. Però è pur vero che io gli credo, secondo me c'è stato un accordo verbale tra i due spagnoli che Rossi ha saputo ed ha voluto dichiarare per evitare si compisse. Questo non ha aiutato il clima a distendersi ma avrà ancor di più infastidito e fomentato Marquez nel rompergli le scatole, essendo ancora un ragazzino con poco giudizio. Stento a credere che Valentino, dopo 9 mondiali vinti, centinaia di podi e gare alle spalle all'improvviso inventi un complotto e si senta accerchiato. Su questa alleanza non ho dubbi, come non ho dubbi che se il calcetto è stato dato volontariamente, Rossi ha sbagliato, e anche di grosso, anche perché ha fatto male solo a se stesso, rendendo l'ultima gara a dir poco complicata e infuocata e complicando di molto la corsa al decimo titolo. Ora sinceramente per una leggenda come Rossi, vincere o no un decimo mondiale, non cambierebbe il suo essere leggendario, quindi come va va. Anzi, se dovesse vincere questa faccenda lo renderebbe  ancora più leggendario. Ma sta di fatto che la faziosità esiste in tutti gli ambiti della vita e in tutti gli sport, nessuno mi venga a dire che i tifosi del calcio, i calciatori e dirigenti vari istigano e hanno comportamenti vergognosi, perché vedo comunque che gli altri sport non sono assolutamente da meno. Due piloti di due squadre diverse si accordano per far vincere uno, l'altro scalcia e reagisce in corsa buttando fuori il rivale, il terzo piange in ogni dove per far squalificare lo scalciante e vincere più facilmente il mondiale. Comportamento da campioni? Molto diversi dal mondo calcistico? Non credo. Quando si arriva ad una certo livello di competizione, purtroppo la ragione e la capacità di giudizio si annebbia e si fanno cose che non si dovrebbero fare, di qualunque sport o ambito della vita si tratti. C'est la vie! Per me sono tutti colpevoli, nessun assolto. E per domenica, forza Valentino!

sabato 26 settembre 2015

Juventus-Frosinone, l'emblema del calcio. Piccola lezione per gli "economisti".


Juventus-Frosinone di mercoledì scorso è a tutti gli effetti un manifesto per il calcio. Il calcio che piace a noi, incerto fino all'ultimo secondo anche se stiamo parlando della squadra finalista della scorsa Champions League, battuta con fatica dal meraviglioso Barcellona dello scorso anno, e una delle esordienti della massima serie, il Frosinone, che aveva visto la serie A solamente in televisione, giocatori compresi. Poteva essere una delle partite più scontate della storia e invece niente, finisce per diventare una partita storica, ma per altri motivi. Grazie ad una disattenzione della difesa juventina, se non sbaglio di un certo Pogba, una squadra dal monte stipendi di 8 milioni di euro riesce a pareggiare contro una che spende più di 15 volte come ingaggi. A dir poco incredibile come questa partita smentisca i dati economici, ridimensionandone il loro incidere sulle partite, almeno sulla partita singola si parte tutti alla pari, magagne e trucchi oscuri permettendo. Questo è il bello del calcio, al 93 esimo arriva una palla in area sulla testa dell'ex sconosciuto dal cognome francese Blanchard che viene dimenticato da tutti, forse perché scambiato per un passante, e la butta dentro, decretando quella che sarà forse una delle più incredibili sorprese dell'anno calcistico intero. Primo punto in serie a dopo quattro sconfitte e partita che va dritta agli archivi della storia. Ovvio che alla lunga i valori economici  incidono eccome, ma sulla singola partita nessuno può dire anticipatamente come andrà a finire. é successo mercoledì ma accadrà di nuovo in futuro, statene certi. Prima della partita i bookmakers pagavano il pari del Frosinone sette volte e mezzo la posta, quindi non ci credeva nessuno. Fortunato chi ci ha creduto. L'invito per chi denigra questo sport è quello di seguirlo e apprezzarlo, non contano fortunatamente solo gli aspetti economici alla Bellinazzo (che scatole le sue analisi), ma soprattutto gesti tecnici, grinta, attenzione e agonismo. Questi sono gli ingredienti di una partita di calcio che determinano i risultati (escludendo sempre gli schifosissimi magheggi di arbitri, giocatori e scommettitori vari) e non solo questioni economiche. Altrimenti se ne occuperebbe il Sole 24 ore (ah Belinazzo (non so come si chiama precisamente quindi le doppie le metto come voglio io, è del sole 24 ore? capisco). C'è stata infatti una deriva economica sul calcio, ossia i tifosi e gli addetti ai lavori sono diventati tutti economisti,un club compra un calciatore e tutti a domandarsi quanto incide sul bilancio, qual è il costo di ammortamento (come se stessimo parlando di prosciutti), se una squadra non raggiunge gli obiettivi fallirà o se dovrà vendere i pezzi più pregiati in caso di sconfitta...Ecco Belinazzo rappresenta questa deriva e a me non sta molto simpatico sinceramente. Lui e la deriva. I tifosi restassero tifosi, i giocatori vanno e vengono, ovvio che le questioni economiche sono importanti, ma io tifoso devo preoccuparmi solo delle questioni di campo e di economia ne discuto della mia in famiglia. Che già qui ce ne sono molti di problemi, devo io accollarmi quelli di Roma, Inter, Juve, Milan e tutto il resto? Io vivo il calcio come una semplice passione, seguo le partite aspettando che quel pallone vada in rete, colpisca una traversa o passi improvvisamente in area juventina e uno sconosciuto francese ultras juventino qualunque butti dentro la palla. This is football. Not economy. 

martedì 11 agosto 2015

La Supercoppa "Made in China"

(La supercoppa "Made in China")


La Supercoppa "Made in China" ci ha detto molte cose del calcio italiano, sia dal punto di vista sportivo, sia dal punto di vista "politico". Insistere continuamente con questa Supercoppa cinese ha finito per svalutare il trofeo e renderlo uno dei tanti, con poco più valore di una coppa estiva amichevole. Il fascino che ha una coppa a Shangai alle due del pomeriggio per un italiano è pari a zero o sotto zero, visto il periodo in cui si gioca, l'8 agosto, troppo presto per vedere una partita di calcio decente; il campo vergognoso su cui si è giocato (ma almeno i politicanti del calcio, non potevano pretendere uno stadio migliore per la competizione?); la regia televisiva ridicola e dilettantesca. Un vero e proprio disastro, che invece di rilanciare il calcio italiano, come sempre affermano i politicanti, sembra invece aver avuto esattamente l'effetto contrario. Siamo stati sbeffeggiati da tutti,  in primis per il contorno (regia, stadio, ecc) e anche per lo spettacolo di calcio offerto. Credo che solamente in Italia, per un paio di milioni di euro a squadra in più, si possa svendere una competizione così prestigiosa, che andrebbe giocata la settimana prima del campionato, a squadre quasi pronte e dovrebbe quindi essere un preludio al campionato. In passato quando si seguivano queste semplici regole, la supercoppa aveva un certo valore. E poi la si deve giocare in Italia, non si può danneggiare così le tifoserie di due squadre che non possono seguire la loro squadra se non sborsando migliaia di euro per un viaggio così lungo. A me sinceramente ribolle il sangue quando vedo che migliaia di cinesi con le maglie delle nostre squadre, giocare a fare i tifosi con la loro bella maglia originale (o "Made in China"?), mentre i nostri seduti sul divano devono godere di una regia ignobile, di uno stadio sinceramente non all'altezza, e di due squadre che sono impossibilitate ad essere pronte per farci godere uno spettacolo degno della supercoppa. Speriamo che nel prossimo futuro si possa tornare alle vecchie regole e abitudini per ridare dignità al nostro calcio e non svenderlo per due milioni come si sta facendo adesso. Visto che si porta sempre il calcio inglese come esempio di prodotto calcio che funziona, perché non cerchiamo almeno di imitarli nelle scelte più semplici? Almeno per la data, perché ovviamente non abbiamo uno stadio come Wembley. Oppure come facciamo per la Coppa Italia, facciamo giocare in casa la più forte ai danni della più debole? Perché? Per permettere alla Rai di avere dai quarti in su partite tra grandi squadre dallo share assicurato? Nessuno ha mai detto ai politicanti che la favola di una squadra che parte dalle serie minori e arriva in fondo in una delle massime competizioni italiane assicura uno share ancora più importante? Ma no, loro pensano a tutto, meno che ai tifosi e alla gente, altrimenti non permetterebbero una Supercoppa Made in China. Se ne ricordino i nostri politicanti del calcio, il calcio è dei tifosi. 

P.s. non ho nulla contro i cinesi, li rispetto moltissimo, sono una cultura affascinante e di grande tradizione.    

martedì 21 luglio 2015

Fallimenti: domeniche senza calcio.





Ormai il calcio è sull'orlo del fallimento e credo se ne stiano accorgendo tutti. Non è fallito ai massimi livelli, dove bene o male, con qualche eccezione (vedi Parma), le società riescono ancora a tirare avanti grazie a trucchi e stratagemmi vari nei bilanci, con mosse più o meno lecite. Il calcio è fallito a livello minore, dalla B in giù, e più si scende nelle categorie minori e più ci si rende conto di come ormai il calcio non sia più sostenibile. Moltissime squadre fallite in C, altrettante in D, per non parlare di Eccellenza e Promozione, ormai decimate. Vi racconto questo perché il calcio nella mia città è appena scomparso. La società principale non si è iscritta al campionato per mancanza di fondi. Secondo alcune statistiche era dalla stagione 85-86 che la squadra della mia città non si iscriveva al campionato. Ed io all'incirca la seguo da vent'anni almeno, se non di più e infatti non ricordavo una situazione del genere. Il prossimo anno una cittadina di 25000 abitanti non sarà rappresentata in nessuna categoria calcistica, quindi si susseguiranno una serie di domeniche senza calcio, una situazione anomala da trent'anni a questa parte. Ma d'altronde in una piccola cittadina in fallimento, che viene da due anni di commissariamento e un abbandono di cultura, sport, ambiente e territorio da far paura, cosa ci si poteva aspettare? Niente di meglio. La squadra gioca in uno stadio inaugurato durante il periodo fascista e che non è stato mai rimodernato in quasi novant'anni di storia. Lo ritroviamo così com'è, ormai diventato un reperto storico-archeologico. Qui segnò il primo gol un certo Silvio Piola con la maglia della Lazio, in un'amichevole che inaugurava l'impianto, ai tempi credo modernissimo. Qui giocò anche Francesco Totti un'amichevole con la nazionale militare. Qui si giocarono partite relativamente importanti in Serie D, giocatori di prestigio hanno calcato quell'erba, ormai ingiallita e cresciuta a sprazzi, non più curata. Quest'anno di mancata competizione sancirà il decadimento definitivo di questa struttura. Le due curve sono chiuse da anni perché inagibili, le tribune sono fatte di gradoni di cemento pericolosissimi, se ti distrai e cadi potresti farti male sul serio. La tribuna coperto da ferro arrugginito e ormai malandato e che fortunatamente non è mai ceduta, sintomo di un lavoro ben fatto, non so ormai quanti anni fa... Rifiuti ovunque e reti vecchie e bucate fanno il resto. Questo succede nella mia città, ma credo succeda già in moltissimi altri posti e quello stadio malandato è il sintomo e il simbolo di un paese che mano a mano si lascia un po' andare, che ormai non sa più dove mettere le mani per quanti problemi ha da risolvere, e lo sport è uno di questi. Il calcio sta fallendo, ma non per i più ricchi, ma per i più umili, per calciatori che guadagnano come o meno di un operaio e sopratutto per gli appassionati di tantissime città che si ritroveranno ancora e per molto tempo domeniche senza calcio. E solo un vero appassionato sa cosa significa.
Del calcio nella mia città ne parlo anche qui: 

giovedì 25 giugno 2015

Il giustiziere



Torno di nuovo a parlare di calcio, anche perché dopo gli avvenimenti degli ultimi giorni è francamente difficile non farlo. Ormai per il calcio italiano è un ciclo, si parte a settembre con i campionati, si gioca, si aggiustano partite (con arbitri o con giocatori avversari), alcune società si rovinano economicamente, poi a maggio scoppiano i casi calciopoli, scommessopoli, arbitropoli adesso Pulvirentopoli e chi più ne ha più ne metta. Risultati su risultati alterati, campionati falsati in corso d'opera, classifiche stravolte durante l'estate, ormai il calcio è diventato questo. Nel tempo hanno cercato continuamente di rovinarlo e ci sono riusciti. Ogni tifoso deve stare con il fiato sospeso anche d'estate, non più per il calcio mercato, ma soprattutto per la preoccupazione che la propria società possa essere coinvolta in qualche scandalo che invalidi un'annata di calcio. Il tifoso ci mette passione, spende soldi per abbonamenti allo stadio, abbonamenti alla pay per view, trasferte e altro, per poi realizzare a fine anno che probabilmente, quello per cui ha pagato e sofferto non è stato reale ma frutto di aggiustamenti vari di risultati, penalizzazioni in corso d'opera che stravolgono le classifiche quando i verdetti finali sono vicini e cose del genere. E il tifoso soffre, spende, si arrabbia, resta deluso. Però ormai questo è il calcio. E noi appassionati nonostante questo non ci arrendiamo ed ogni anno nuovo entusiasmo, altri soldi spesi, coronarie messe alla prova, sofferenza, passione per poi arrivare a giugno e vedere le classifiche e i campionati stravolti. 
Per far capire da dove parte questa catena del malaffare, vi vorrei raccontare un aneddoto sul campionato di Promozione che seguo. Giusto per capire che queste partite aggiustate cominciano dal basso per poi risalire fino alla serie A. Seguendo una squadra non molto "potente" a livello calcistico, in campo ne ho viste di tutti i colori, però quello che più mi ha colpito è stato il "giustiziere". Il "giustiziere" è un guardalinee corpulento e calvo, rinominato da me con questo nome, perché quando c'è da fare la "sua" giustizia lui interviene. Primo episodio. All'incirca un anno e mezza fa, la squadra della mia città era iscritta nel campionato di eccellenza, verso marzo arriva qui nel mio paese la capolista, una delle più forti, assolutamente favorita. Nel primo tempo la capolista passa in vantaggio e fin lì tutto liscio. Nel secondo tempo orgogliosa reazione della mia squadra che perviene al pareggio. E qui entra in scena il giustiziere. All'incirca nella metà del secondo tempo, il giustiziere sventola improvvisamente la bandierina, lasciando tutti abbastanza perplessi e il calciatore che aveva appena segnato viene espulso per aver detto una parolaccia che ha sentito solo lui...Io ero vicinissimo all'azione, gli spalti sono proprio sul campo, e si vedeva chiaramente che il calciatore in questione stava parlando con un proprio compagno. Da lì putiferio dei tifosi e partita persa. A questi livelli nessuno saprà più niente, moviole non ne esistono e tutto passa in cavalleria. Sarà solo un episodio casuale penso io...e invece no! Quest'anno altro scontro contro una delle prime in classifica ed ecco di nuovo il giustiziere all'opera, stesso guardalinee di un anno fa. Fila liscio il primo tempo, squadre in parità. Improvvisamente nel secondo tempo padroni di casa in vantaggio. Il giustiziere entra in gioco? E certo! Comincia casualmente a sventolare quella maledetta bandierina e avvia l'aggiustamento. Finirà con tre espulsi, squadra decimata, rigore discutibile per gli ospiti e rimonta completa!  Questo succede in Promozione, questa gente farà carriera ed arriverà ad alti livelli, a volte in serie A, senza che nessuno li fermi. 
Ovviamente l'aggiustamento delle gare concerne anche e soprattutto i calciatori, che da quando sono state introdotte le scommesse a partire dalla serie D,  sono diventati merce da comprare per truccare le partite. Adesso sono tutti innocenti ma le carte e le indagini parlano chiarissimo. Sono loro che si svendono per aggiustare le partite. Sinceramente mi fanno ribrezzo, guadagnano molto bene, per giocare a calcio e prendono altri soldi per "tradire" lo spirito del gioco e chi li ha indirettamente fatti diventare ricchi. Senza tifosi tutti questi soldi nel calcio non girerebbero, forse non se ne rendono conto?. 
Per non parlare poi delle questioni economiche dei club. Prendiamo il campionato del Parma quest'anno. Serie A falsata, la squadra ha giocato a fasi alterne, alcuni ci hanno rimesso e altri no. Ma come si fa a non fermare una società che era arrivata a tesserare addirittura 230 calciatori? Ma qualcuno vigila su questi movimenti sospetti? o ognuno fa quello che vuole?. E per i prossimi anni attenzione alle genoane che sono sulla buona strada per diventare il nuovo Parma se non tornano sulla retta via. Anche queste questioni falsano campionati interi, le retrocesse di A, B e C spesso sono società in enorme difficoltà economica e più che retrocessioni sportive è questo che le fa andare giù. Questo porta a continua penalizzazioni per tasse e stipendi non pagati, con il risultato che a fine anno le classifiche vengono stravolte in corso d'opera, a volte addirittura durante play off e play out di serie B o C. Mentre in serie A nelle coppe europee si va a scalare la classifica per trovare qualcuno economicamente in regola per partecipare. Può il giocattolo reggersi sopra tutte queste irregolarità? Fino a quando? E la passione dei tifosi chi la ripaga? Stanno sempre di più allontanando la gente da questo magnifico sport, finché non lo distruggeranno. Dopo di che rimarranno soltanto i tifosi che con la loro passione ci sono sempre. Forse anche colpevolmente. 

martedì 9 giugno 2015

Juvetini e anti-juventini: l'arte del gufare



In occasione della finale di Champions League si è molto discusso dell'arte del "gufare" che consiste principalmente nel tifare contro una squadra avversaria semplicemente perché ci è antipatica. So che per questo post potrei ricevere diversi insulti e minacce (all'italiano tocca tutto, offendilo, insultalo, togligli il lavoro, la dignità, derubalo, fagli quello che vuoi, ma non toccargli il calcio, per questo può manifestare, minacciarti, picchiarti, insultarti e fare gesti estremi) ma questa mattina mi sento coraggioso, quindi proverò a difendere ufficialmente i gufi in questo trattato socio psicologico (mi sopravvaluto sempre). Ovviamente durante la finale Juventus-Barcellona in Italia, così come in Spagna dove i tifosi del Real avranno sicuramente tifato contro il Barça (che a loro volta hanno tifato contro il Real in semifinale contro la Juventus), c'erano due fazioni: gli juventini e gli anti juventini. Questa è la verità, è normalissimo sia andata così, è così che succede, quindi non riesco proprio a capire coloro che si arrabbiano se qualcuno tifa contro la propria squadra. Durante l'anno si passa tutto il tempo a sminuire gli avversari, a deriderli, a prenderli in giro quando si vince e cose del genere, poi come si pretende che arrivati in finale si tifi per la squadra italiana? Non esiste. Ci sarà una piccola parte di tifosi non juventini che avranno simpatizzato per la Juve, ma saranno stati certamente una minoranza. E comunque se la mia squadra fosse arrivata in finale di Champions League, non mi sarei certamente arrabbiato nel vedere che molti tifavano contro. D'altra parte il gufare nasconde anche un pò di sana invidia sportiva, nel senso che al gufo sarebbe piaciuto moltissimo che la propria squadra fosse potuta essere al posto della Juve. Questo è. Se fosse arrivata in finale un'altra qualunque squadra, sarebbe successo ugualmente. Poi la Juventus storicamente è amata esclusivamente dai propri tifosi perché per gli altri rappresenta un certo tipo di potere, a volte arrogante, mai così simpatico per tutti gli altri. Poi al momento è la squadra vincente, stradominano in Italia da quattro anni facendo incetta di scudetti, non si può pretendere che al momento gli altri la amino. Nel calcio è così, la squadra vincente viene odiata da tutti, le perdenti attirano sempre molte simpatie, così come accade anche nella vita reale. Quindi cari juventini fatevene una ragione e fregatevene, l'importante è sostenere la propria squadra e godersi i propri successi e anche le proprie sconfitte (perdere in finale di Champions è sempre una sconfitta più "dolce"). Poi se ricordate bene, voi juventini, il 22 maggio del 2010 durante la finale Champions Inter-Bayern Monaco, chi avete tifato? L'italiana o la tedesca? In merito ho pochissimi dubbi. Quindi questa volta è toccato agli juventini ma in futuro toccherà ad altri, perché il calcio è un gioco e un ciclo, tutto succede e risuccede all'infinito, quello che è successo ad una squadra succederà ad un'altra in futuro, quindi è meglio non parlare su certe cose e godersi le vittorie della propria squadra. Se l'anno prossimo la finale sarà Roma-Real Madrid, chi tiferà per la Roma? Credo solo i romanisti...Sarebbe scandaloso? No, è normale e naturale sia così. Quindi sportivo o no che sia, il calcio è questo e il tifare contro fa parte del gioco, è giusto accettarlo ed è giusto tifare contro quando toccherà agli altri. Non succede solo in Italia ma in tutti i paesi del mondo, inutile nasconderci. Mettiamoci l'anima in pace e non ci lamentiamo, l'anno prossimo potrebbe toccare ad altri l'arte del gufaggio. Che piaccia o meno, è così.      

Per altri post sul calcio clicca qui: 

martedì 12 maggio 2015

Il biglietto della lotteria.

(il biglietto dell'ultima partita di campionato)

Oggi tornerò a parlare di calcio, ma non del calcio "commerciale" (serie A, Champions League), ma di un calcio di nicchia, più genuino, quello regionale. Per capirci dall'Eccellenza in giù. La foto che ho postato potrebbe a prima vista dare l'impressione che debba parlare di lotterie o di giochi d'azzardo e invece no, quello che vedete nell'immagine non è uno dei novanta biglietti che alla prossima estrazione del lotto mi potrà servire per vincere un prosciutto o un uovo di Pasqua, no, quello è un biglietto di ingresso per una partita di un campionato di Promozione, praticamente la sesta serie del calcio italiano. Ho una forte passione per il calcio che in tempo di disoccupazione "occupa" parecchio tempo, in quanto ormai le partite si giocano sette giorni su sette. Ma oltre al calcio professionistico seguo con la stessa passione la squadra della mia città che attualmente milita nel campionato di Promozione, dopo essere l'anno scorso retrocessa dall'Eccellenza dopo un drammatico (almeno per me, mi veniva davvero da piangere a fine partita) play out.
Seguo la squadra della mia città da 25 anni, da quando mio padre portò me e mio fratello a vedere le partite allo stadio (allora era ancora uno stadio decente, stiamo parlando dei primi anni novanta), dopo aver constatato questa forte passione che avevamo per il calcio. La squadra per la prima volta nella storia era stata promossa nei Dilettanti e per questo poteva contare di un forte seguito (ormai svanito da tempo). Quindi i miei primi ricordi sono di partite in cui lo stadio era strapieno di gente, partite combattute, giocatori di un certo livello e purtroppo anche di episodi di violenza piuttosto gravi all'esterno degli stadi. Quando c'era un derby le tifoserie si davano puntualmente appuntamento da qualche parte per darsele di santa ragione, così come poteva benissimo accadere al termine della partita. Ricordo benissimo un giorno in cui uscii dallo stadio ed erano in corso tafferugli mentre in un'altra partita i tifosi ospiti furono scortati e dall'esterno lanciavano sassi verso di noi all'interno...L'organizzazione della sicurezza negli stadi è sempre stata "eccellente", ma almeno allora non si toglievano i tappi di plastica dalle bottiglie d'acqua. Si poteva bere in santa pace. 
Oltre a questi sconcertanti episodi  ricordo tanti bei momenti di calcio, di tifo appassionato, partite epiche, storiche per questa città. Davvero ottimi ricordi di sport. 
Dopo qualche anno la squadra praticamente sparì scendendo fino alla terza categoria e da lì per un po' non la seguii più , colpevolmente, perché la maglia della propria città non si dovrebbe abbandonare mai. Ma non c'erano persone serie alla guida e quindi non me ne interessai più. Questo finché qualcuno non mise mano al portafogli e ricominciò a fare (più o meno) seriamente le cose, riportando la squadra più in alto, dalla terza categoria fino all'Eccellenza. Una cavalcata esaltante, diversi campionati vinti. Il passaggio decisivo avvenne tramite l'acquisto del titolo di un'altra società di una città vicina. E già, anche questo si può fare, cioè acquisire i titoli sportivi di un'altra squadra e giocare nella categoria di questa ultima, giocando per un anno con  il nome della vecchia squadra e quella della nuova contemporaneamente. Il tutto in nome della sportività. Ma andiamo avanti, se ci fermassimo alle contraddizioni del calcio non finiremmo più di scrivere. 
In quel periodo il seguito alla squadra fu incredibile, in tutte le trasferte i nostri tifosi riempivano tutti gli stadi (meglio dire campi) e purtroppo si segnalavano ancora per gravi episodi di violenza e devastazione. Una parte dei cosiddetti "ultras" seguono la squadra solo per questo, il calcio lo trovano interessante solo perché in Italia sembra essere un territorio franco dove si può fare qualsiasi cosa. 
La squadra era di moda perché vinceva, tanto che una volta assestatasi in Eccellenza la maggior parte del pubblico sparì, la lotta per la salvezza non è poi il massimo per loro. Ma non per me e per quelli come me che attualmente seguono ancora la squadra e stiamo parlando di cento persone, non di più. Domenica scorsa nello scontro decisivo per la salvezza, si potevano contare al massimo 150 persone, di cui una cinquantina muniti di biglietto della lotteria, mentre chi conosce la proprietà puntualmente non paga. Molti per non pagare seguono la partita da un ponte che si affaccia sul malandato stadio, che è poi il settore migliore per vedere la partita per bene dall'alto. Ebbene sì, stadio all'avanguardia con ponte-tribuna. Magnifico. 
Per ritrovare la genuinità del calcio bisogna seguire questi campionati, dove in piccolo però succede quello che di solito avviene nei campionati maggiori. Spesse volte si assiste a partite diciamo accomodate, ad arbitraggi a dir poco sospetti, dove le squadre che occupano i primi posti hanno un occhio di riguardo da parte della terna arbitrale, a volte  anche due...Questo accade anche in serie A, ma è da queste categorie che vengono gli arbitri che poi fanno carriera e raggiungono le serie maggiori, quindi cosa ci si potrebbe aspettare di meglio da loro? Imparano da subito come funziona. 
Il bello di questo calcio è che la mia squadra in uno scontro importantissimo per la salvezza della categoria si presente con undici titolari e tre sole riserve, senza neanche il portiere in panchina. Se si fosse fatto male il portiere titolare  si sarebbe poi proceduto ad un sorteggio tra gli spettatori per occupare il ruolo, estraendo tra quelli che avevano il biglietto numerato (a qualcosa servivano questi magnifici biglietti!). Fortunatamente un solo infortunato e partita vinta, gioco bruttino, campo in pessime condizioni con erba alta, rimbalzi del pallone irregolari, linee del campo storte. Una volta l'addetto al campo dimenticò la carriola per fare le linee in mezzo al campo e la partita ritardò di diversi minuti...Può davvero succedere di tutto, è questo il bello.
La passione per il calcio è anche questo, una salvezza in Promozione diventa importantissima, soprattutto per chi segue la squadra, così come una retrocessione può trasformarsi in tragedia. Sportivamente parlando. L'anno scorso infatti dopo un drammatico play out la squadra retrocesse, in quel caso andai in trasferta a vedere la partita, e alla fine mi emozionai nel vedere quegli undici ragazzi che tanto avevano lottato per la nostra città piangere in mezzo ad un campo. Emozioni forti, in qualsiasi categoria questo accada. E pensare che la squadra vincitrice l'anno seguente non si  iscrisse al campionato... 
La serietà del calcio italiano ad ogni categoria è davvero lodevole. Ma se comincio a scrivere di questo non finisco più. 

P.S. Anni fa alla prima giornata diedero questi biglietti numerati da lotteria mettendo però in palio una colazione in un bar della città. Non vinsi. 

Altro post sul calcio qui: I pericolosissimi tappi di plastica 


martedì 28 aprile 2015

I pericolosissimi tappi di plastica


(alcuni dei pericolosissimi tappi)

Oggi farò un post fuori argomento. Mi sono svegliato con  questa convinzione e così farò. Parlerò di un tema caldissimo in queste ore, che viene fuori ogni qual volta accade qualcosa di violento durante le partite di calcio, la sicurezza all'interno e all'esterno degli stadi. Lo farò basandomi ovviamente sulla mia esperienza diretta di tifoso e frequentatore degli stadi. Devo dire che sono molto più un assiduo frequentatore degli stadi di periferia rispetto agli stadi di serie A, sono grande tifoso di una squadra che al momento è in Promozione (sesta serie direbbero gli inglesi) però ho le mie esperienze anche in quell'ambiente. 
Tutte le volte che accadono episodi di violenza come nel derby di Torino di domenica, se ne parla, molto e a sproposito, per poi piano piano tornare al clima rilassato e distratto di sempre, senza prendere alcun provvedimento serio in merito. Perché come sempre, nel nostro Paese le cose non vengono prese sul serio, ma con estrema superficialità, senza mai trovare adeguate contromisure. Cercherò in questo articolo di raccontare a quali episodi curiosi mi sono trovato di fronte in questi anni , perché, per esperienza, il problema di sicurezza maggiore che c'è in Italia è uno solo: i pericolosissimi tappi delle bottigliette di plastica. Questi sono la causa di ogni violenza all'interno degli stadi. Ne sono certo. Nei controlli al di fuori degli stadi è questo che interessa. Quando si va allo stadio la prima cosa che ti chiedono e mi sembra anche l'unica è: "Ha tolto i tappi di plastica alla bottiglia?". Questa è la fatidica domanda che inquadra il pericolo principale, le bottiglie d'acqua di plastica. Cioè uno va allo stadio terrorizzato da questo. Se hai una bottiglia in mano ti senti inquieto, perché o devi trovare un modo per berla tutta d'un fiato poco prima che si entra (però poi sorge il problema dell'andare in bagno, perché andare in bagno allo stadio è un problema! meglio stendere un velo pietoso sulla questione...), o devi trovare un modo per far entrare il tappo in qualche modo (si vede gente zoppicante che li mette nelle scarpe, altri nel portafoglio, altri in tasca, chi addirittura nelle mutande). Sia chiaro che è giusto in se togliere il tappo per non far lanciare le bottiglie verso il campo o verso altri tifosi, però il problema è un altro: infatti appena entrati allo stadio con questa bottiglietta aperta, dopo essere riuscito a fare tremila gradini senza farla cadere e bagnarsi, ci si siede sul comodissimo seggiolino degli stadi italiani (altro annoso problema, l'inadeguatezza degli stadi) e durante la partita si sentono boati paurosi che fanno tremare la terra. Cioè io non posso portare un tappo e chi entra con la bomba carta come fa di preciso? Credo faccia così: per distogliere l'attenzione dal petardo, il furbo ultrà porta con se una cassetta intera di bottigliette, distogliendo l'attenzione dal reale pericolo. Appoggia la cassa d'acqua, toglie tutti i tappi e poi in pace con i controllori entra con qualcosa di ben più pericoloso. Io così immagino la cosa, altrimenti dovrei sospettare che tutta la gente che va in altri settori viene controllata, mentre in altri, tipo la curva, no...Ma non sono così maligno da pensare questo, assolutamente. Quindi il problema è che la questione non viene mai affrontata con serietà. Si fa caso alle norme più piccole, ai dettagli, ma alle grandi problematiche mai. Vietato portare tappi, mentre entrano bombe carta. Questo è il problema principale. Le società di calcio dovrebbero affrontare la questione sicurezza con più serietà e trattare tutti allo stesso modo, gente per bene e gente un po' più vivace (mettiamola così), con la stessa attenzione. 
Dimenticavo di menzionare gli ombrelli. I pericolosissimi ombrelli a punta. Ho visto scene in cui la sicurezza era impegnata a spezzare punte agli ombrelli perché pericolose. Ho visto molte volte lanciare ombrelli in campo a mo di giavellotto. Quando la partita è noiosa si comincia la gara a chi lo lancia più lontano... 
E le monetine? Perché non vietano anche le monetine? Se io lancio una moneta da due euro in testa a qualcuno (non lo farei mai, con questa crisi...) non è più pericoloso di una bottiglia di plastica? Una volta addirittura portai all'interno delle lattine di Coca Cola! Cioè mi tolsero il tappo alla bottiglia ma fecero entrare le lattine. Una lattina piena in testa credo possa essere molto dolorosa...
Quindi per me la questione è la serietà dei controlli al di fuori degli stadi. Non si possono fare questi controlli con questa leggerezza come si fa adesso. E inoltre la certezza della pena. Pena severa per chi fa queste cose, lo stadio deve essere un luogo sicuro, altrimenti la gente non ci andrà mai più e gli stadi continueranno sempre di più a svuotarsi di persone per bene, lasciandolo territorio di pochi facinorosi (dovevo scrivere per forza questa parola, Questa si chiama ricercatezza Stilistica delle  parole). 
Ma se si danno solo cinque giornate di squalifica ad un giocatore che fa un agguato ad un altro e lo picchia, quale certezza di pena stiamo cercando? 

Qui altri post in cui sono uscito fuori tema: